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Il cratere di Castiglione è un’antica formazione vulcanica, caratterizzato da una morfologia quasi perfettamente circolare. Rappresenta l’espressione superficiale del condotto alimentatore di un antico vulcano. La sua storia geologica ha contribuito alla formazione del paesaggio circostante.
L’attività esplosiva di Castiglione ebbe luogo tra 400 e 300 mila anni fa. Successivamente l’acqua, proveniente dalle precipitazioni e dalla sottostante falda freatica, riempì il cratere formando un vero e proprio lago, sul cui fondo cominciò la lenta deposizione di sedimenti fini (argille) intervallate da episodici strati costituiti da materiale vulcanico proveniente dalle eruzioni dei vicini vulcani laziali (Sabatini, Vico-Cimino, Vulsini) e dei più lontani complessi vulcanici campani (Campi Flegrei, Ischia e Vesuvio).
eccoti alcuni numeri che rendono l’idea
La sedimentazione nel paleolago si interruppe nel XVII secolo, quando si pensò di prosciugare il lago una prima volta per sfruttare i suoi terreni a scopo agricolo. In seguito fu nuovamente bonificato all’inizio del XIX secolo. È questo il più meridionale fra i distretti vulcanici del Lazio. I suoi prodotti eruttivi, lave e tufi, sono stati usati fin dall’antichità come materiale di costruzione.
Una delle caratteristiche della valle di Castiglione è la presenza di cave di Lapis Gabinus, noto anche come Peperino o Pietra Gabina. Si tratta di un tipo di tufo compatto, di colore grigio scuro, ricco di frammenti litici (lavici e sedimentari) bianchi e neri e di cristalli di feldspato e pirosseno.
Per le buone caratteristiche fisico-meccaniche rappresenta una pietra da costruzione solida e facile da lavorare. Per questo motivo il suo impiego è stato molto diffuso sia in loco che in importanti monumenti dell’antica Roma.
Nell’antica Roma il Lapis Gabinus fu ampiamente utilizzato. Tra i vari monumenti realizzati ricordiamo il muro di fondo del Foro di Augusto, il Tabularium, l’Archivio di Stato al Foro Romano, la tomba di Cecilia Metella sull’Appia Antica, così come tanti Ponti, tra cui ponte Milvio, Fabricio, Emilio e lo stesso Ponte di Nona, sulla Prenestina, che ancora oggi ospita il traffico delle nostre auto.
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