Scrivo queste righe con il cuore pesante, ma con la mente rivolta al futuro che meritiamo. Pochi giorni fa, l’ennesima tragedia ha strappato un’altra vita lungo Via Fosso dell’Osa. Non è solo un numero in una statistica, è un monito: le nostre strade non sono sicure.
La nostra Associazione, nata nel 2015 proprio per migliorare la vivibilità e salvaguardare questo territorio, da anni chiede interventi strutturali e denuncia l’alta velocità. Da un anno a questa parta abbiamo presentato istanze per attraversamenti pedonali rialzati, nuovi marciapiedi, un rifacimento serio del manto stradale e chiesto ed ottenuto la progettazione di un’isola pedonale di fronte l’ingresso della Scuola. A livello comunale stiamo ottenendo delle risposte, ma da parte del Municipio tutto sembra essersi fermato alla soglia dell’ordinaria (e insufficiente) manutenzione, se si esclude l’intervento di ARETI, seppur in ritardo, che dovrebbe portare nuovo asfalto in buona parte del quartiere.
Da anni le nostre strade, dove vige un limite di 50 km/h teorico ma che lo stato dissestato ha di fatto abbassato a 30 km/h, sono diventate teatro di corse folli. Ci dicono che “non ci sono fondi”. Ma se le risorse mancano, dobbiamo rassegnarci a vedere le nostre strade trasformarsi in cimiteri a cielo aperto? O dobbiamo chiederci come attirare nuovi investimenti sulla viabilità che rendano finalmente sicuro il nostro quartiere?
Siamo giunti a un bivio fondamentale e dobbiamo porci delle domande scomode:
- Vogliamo davvero continuare a restare fermi, aspettando passivamente che qualcuno, dall’alto di un ufficio, decida che la nostra sicurezza è una priorità?
- O intendiamo attivarci come comunità, studiando e proponendo noi stessi delle soluzioni tecniche e progettuali da sottoporre con forza all’amministrazione?
Come Associazione ci stiamo già muovendo in questa seconda direzione, cercando di stimolare quel tessuto sociale attivo che è nel nostro DNA statutario. Sappiamo bene che muoversi significa anche esporsi: abbiamo ricevuto critiche da chi non comprende o preferisce il lamento all’azione. Ma la critica costruttiva è benvenuta; l’immobilismo, di fronte alla perdita di vite umane, no.
L’Associazione CdQ Villaggio Prenestino ODV è regolarmente iscritta al RUNTS e opera secondo i principi di solidarietà e utilità sociale. Ma un’associazione da sola non basta. Abbiamo bisogno di una cittadinanza che si senta coinvolta nel processo partecipativo.
Vogliamo un quartiere che sia solo un dormitorio attraversato da auto a tutta velocità, o vogliamo una comunità che si riappropria dei suoi spazi e della sicurezza dei propri figli?
La risposta dipende da ognuno di noi.
Foto di LaPresse


