I dati della nuova mappa dello Sviluppo Umano ci costringono a guardare in faccia una verità che, come territorio, conosciamo fin troppo bene: Roma continua a muoversi a due velocità, e il VI Municipio rimane stabilmente nella fascia più bassa di reddito, istruzione e aspettativa di vita. Un indice ISU (indicatore utilizzato per misurare il benessere effettivo e la qualità della vita della popolazione) pari a 0,73 non è soltanto una statistica: è il segnale concreto di una comunità a cui, da troppo tempo, vengono negate le stesse opportunità garantite altrove.
Questo divario non nasce oggi. È il risultato di anni di politiche frammentate, investimenti intermittenti e una pianificazione urbana che ha lasciato le periferie orientali in balia di sé stesse, mentre altre parti della città avanzavano. Ma se questi dati hanno un valore, è proprio quello di ricordarci che non esiste alcun miglioramento possibile senza un cambio strutturale, profondo e condiviso. Lo abbiamo ripetuto anche davanti al Presidente del Municipio VI durante l’incontro con le forze dell’ordine di novembre 2024: senza investimenti in infrastrutture, servizi, viabilità, non c’è cambiamento.
Servono strategie chiare, non slogan. La prima riguarda la scuola e la formazione: nel nostro territorio il livello medio di istruzione è tra i più bassi di Roma. Significa meno opportunità lavorative, minore mobilità sociale, e un ciclo di marginalità che si autoalimenta. Occorrono nuovi poli scolastici, investimenti nella lotta alla dispersione, spazi studio pubblici, programmi culturali e sportivi che restituiscano ai giovani un luogo dove crescere, formarsi e immaginare il futuro. In questo senso, la proposta di rendere autonomo il Liceo Amaldi e non più succursale va presa in seria considerazione. Noi con il progetto SPACE stiamo cercando di creare nuove opportunità di formazione e vogliamo realizzare un luogo sicuro per lo studio dei ragazzi, ma serve più consapevolezza da parte del territorio.
Il secondo pilastro riguarda la salute. Un’aspettativa di vita più bassa è il campanello d’allarme di un sistema sanitario locale che va rafforzato: più servizi territoriali, presidi di prossimità, prevenzione reale, e un accesso facilitato per anziani e fragili. Dove la salute manca, tutto il resto crolla. L’apertura della nuova casa della comunità, la seconda nel Municipio, è un ottimo segno. Ma la Regione Lazio deve accelerare per risolvere il problema della mancanza di medici di base nel breve termine, nel medio avviare al più presto la realizzazione dell’Ospedale Tiburtino con annessi collegamenti da Lunghezzina. Ad oggi, i nostri quartieri del versante prenestino non hanno un Ospedale raggiungibile a meno di 10km di distanza, che diventano 20 nei casi più estremi come Corcolle, mentre la situazione migliora notevolmente sul versante Casilino con gli Ospedali Casilino e di Tor Vergata.
Terzo tema, il lavoro. Con un reddito medio quasi dimezzato rispetto alle zone più benestanti della città, il VI Municipio ha bisogno di investimenti produttivi, incentivi per nuove imprese, coworking pubblici e privati, percorsi professionalizzanti e connessioni migliori con i poli occupazionali della città. Una periferia può rinascere solo se genera opportunità, non se le aspetta da altrove. Migliorare la viabilità anche ciclopedonale verso il tecnopolo Tiburtino, eliminare il pedaggio della A24, aumentare la capacità attrattiva del sito archeologico di Gabii, trasformare i problemi di Rocca Cencia in opportunità lavorative, sono tutte possibilità per migliorare questo indice.
Infine, le infrastrutture. Mobilità, verde pubblico, spazi aggregativi, illuminazione, sicurezza urbana: tutto ciò che altrove è normalità, qui spesso è un traguardo e su cui da 10 anni portiamo avanti battaglie di disuguaglianza sociale nel tentativo di raggiungerli. Un territorio degradato e privo di servizi minimi è un territorio che frena lo sviluppo umano dei suoi cittadini.
Il VI Municipio non è un margine: è una parte viva, popolosa, giovane e piena di energie. Ma perché queste energie possano diventare futuro, servono scelte coraggiose, visione e continuità. I dati ci dicono dove siamo, adesso sta a tutti noi decidere dove vogliamo andare.


